Marco Pace
intaglio, scultura e restauro del legno a Rieti

Sono nato nel 1960, nella mia famiglia, di origine contadina, nessuno aveva lavorato il legno in modo professionale.

Ho cominciato da bambino a costruirmi semplici giocattoli, scatoline, addirittura una volta, con un amico più grande che amava suonare ma non aveva una lira, costruimmo una chitarra.

Questa passione mi ha portato a lasciare il lavoro che avevo, a 23 anni,negli anni della poesia e dei sogni, per diventare "garzone di bottega" nel laboratorio di un grande maestro, il restauratore e falegname Rodolfo Simeoni, a Rieti.

Per tre anni ho potuto rubare con gli occhi e partecipare, attraverso le piccole ferite dovute ad imperizia e disattenzione, alla grande magia dell' "arte che entra".

Da allora faccio questo lavoro con una passione che neppure i magri guadagni riescono ad attenuare.

Nel restauro e nella costruzione di mobili e di tutto ciò che si può fare con il legno, ho spesso dovuto ricorrere a sgorbie, coltelli e scalpelli. Ho conosciuto la materia legno, la sua carne ed il suo sangue, ora rincorro la sua anima. Penso che il dono più grande che la terra abbia fatto agli uomini, siano gli alberi e il loro legno.

Nel mio percorso lavorativo ho utilizzato alcune decine di legni diversi, ognuno ha le sue caratteristiche e le sue specifiche qualità, sono tutti meravigliosi.

Prima dell'avvento della plastica,il legno era molto usato in oggetti di vita quotidiana, l'amore per la montagna, mi ha messo in contatto con oggetti di vita e di lavoro,fortemente legati alle diverse essenze legnose.
Non ho nessuna nostalgia per " i bei tempi passati", ma mi piace ricordare e spesso riprodurre oggetti di altri tempi, talvolta poveri ma decorati con semplici motivi che li rendono unici come raffinati gioielli.

Alcuni anni fa ho frequentato un corso di intaglio e scultura a Saint Oujen, nella valle del Gran S. Bernardo, presso il maestro Siro Vierìn. Li ho visto vivere il legno e le sue applicazioni, trasformazioni, trasfigurazioni, in modo entusiasmante ed avvolgente.

Alle nostre " latitudini" non è così, ma vorrei introdurre elementi di conoscenza della materia, che si possano aggiunger alla piccola comunità di amatori e fruitori professionali, perché questa possa crescere.

Il mio riferimento fondamentale, è quello dell'arte popolare, la cui definizione, secondo l'etnologo Jean Guibal è:"...probabilmente per difetto, quella che ne caratterizza gli artefici, i quali non rivendicano lo statuto di arista o di creatore, ma semplicemente, di artigiano e lavorano riproducendo modelli che essi arricchiscono, ma fissandosi obbiettivi di semplicità e soprattutto di efficacia, sia funzionale sia decorativa".

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